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La biblioterapia clinico-educativa: due professionalità che si integrano

15/02/2025

Riprendiamo il discorso sulla biblioterapia integrata…

Come più volte detto, questa definizione indica una modalità di lavoro che vede la collaborazione tra le tecniche della biblioterapia e quelle di altre arti espressive o di altre professionalità, con l’obiettivo di massimizzare i risultati del processo di cura. Un approccio biblioterapico in purezza riguarda l’integrazione tra il lavoro di un professionista della salute mentale e quello di uno specialista in ambito letterario o educativo, i quali, a partire da un progetto e da obiettivi mirati, strutturano un percorso di biblioterapia clinico-umanistica (io preferisco chiamarla clinico-educativa), unendo competenze e strategie.

Perché definisco questo approccio “in purezza”? Perché si tratta di una modalità di lavoro già utilizzata intuitivamente all’inizio del Novecento.  Lo psichiatra William Menninger, pioniere della metodologia, nel 1937 scriveva: “Nello sviluppare il nostro programma abbiamo fatto sì che certe responsabilità ricadessero sul medico e certe altre sul bibliotecario. L’approccio stabilito considera la lettura una misura terapeutica e come tale, deve essere guidata dallo specialista. Il bibliotecario è il mezzo di esecuzione e colui che riporta le osservazioni.” (Rubin, Sourcebook, pp. 12-21).

Questo approccio è stato nel tempo ampiamente dibattuto soprattutto in riferimento al ruolo e alle competenze richieste ai professionisti laici e alla loro qualifica per l’esercizio dell’attività di biblioterapisti.  È a partire da questo dibattito che si è delineata nel tempo la distinzione tra la biblioterapia clinica, che si occupa della parte malata dell’individuo e la biblioterapia dello sviluppo (umanistica o educativa) impiegata con la parte sana.  Le parole del dottor Menninger descrivono un modello collaborativo efficace e, oltre a sottolineare il valore terapeutico dei libri, delinea sia la responsabilità dei professionisti coinvolti nel processo biblioterapico, sia la necessità di un approccio interdisciplinare che potenzi gli effetti curativi dell’attività di lettura. 

Da tempo utilizzo questo approccio con risultati entusiasmanti in collaborazione con la psicologa psicoterapeuta dottoressa Adriana Tremolada: “Questa collaborazione poggia sulla consapevolezza, confermata dalle ricerche in ambito scientifico, che esiste una connessione tra l’attività della lettura e quella della psicoterapia. Quando leggiamo un libro stiamo infatti intraprendendo un viaggio interiore molto simile a quello che facciamo durante una seduta di psicoterapia.”.

L’esperienza estetica di una storia che ci cattura completamente o ci emoziona profondamente segue un percorso che rispecchia in modo sorprendente le fasi principali di un processo terapeutico: all’inizio c’è la curiosità, poi l’immersione, seguita dalla riflessione e infine dalla trasformazione personale. Questa somiglianza suggerisce che il nostro modo di rispondere alla letteratura è intimamente legato al modo in cui affrontiamo le sfide personali, come se il nostro cervello utilizzasse gli stessi muscoli per elaborare un’esperienza estetica e per lavorare su noi stessi. Una metafora che ci riporta alla capacità dei libri di attivare processi di immedesimazione e di proiezione che hanno importanti ricadute sullo sviluppo personale. 

Come si struttura un progetto di biblioterapia clinico-educativa integrata? I due professionisti, a partire dagli obiettivi che si prefiggono di raggiungere, delineano il progetto di intervento e si distribuiscono i compiti. Al facilitatore spetta la scelta dei testi da utilizzare e la conduzione della discussione guidata sul materiale, mentre lo psicologo osserva la dinamica di gruppo e rileva gli interventi dei singoli partecipanti così da gestire l’emerge di emozioni e di riflessioni capaci di sollecitare il cambiamento e creare un terreno comune di esplorazione e scoperta. Questo modello collaborativo apre a nuove possibilità entusiasmanti sia nel campo della salute mentale sia in quello dell’educazione emotiva. 

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